Il centrotavola di primavera: come lo progetto per non rubare la scena agli ospiti

Quando progetto un centrotavola, parto sempre da una domanda che mi pongo da anni: chi è il vero protagonista di questo tavolo? La risposta, per me, è sempre la stessa. Sono gli ospiti seduti intorno. Il centrotavola non è un’opera d’arte da ammirare, è un elemento che deve accompagnare la conversazione, valorizzare i piatti, regalare bellezza senza mai mettersi di mezzo. È una delle parti che amo di più del mio lavoro, perché è qui che si gioca tutto l’equilibrio della mise en place.

La regola che seguo sempre: gli ospiti devono potersi guardare in faccia

C’è una regola che applico in modo quasi ossessivo, e che secondo me fa la differenza tra un buon allestimento e uno che funziona davvero. Il centrotavola, se è basso, non deve mai superare i 25 centimetri di altezza. Se invece scelgo composizioni alte, allora il fusto deve essere sottile e i fiori devono partire a circa 60 centimetri dal piano del tavolo, in modo che le persone possano vedersi attraverso. Sembra un dettaglio tecnico, ma è una scelta che cambia completamente la convivialità della cena.

Fiori di stagione, mai forzature

In primavera lavoro quasi esclusivamente con peonie, ranuncoli, rose da giardino e lisianthus. Sono fiori che hanno un volume naturale generoso, ma anche una delicatezza che li rende perfetti per la mise en place. Le peonie, in particolare, sono il mio piccolo amore di stagione: hanno un’eleganza spontanea, una sfumatura cromatica che cambia dal cipria al panna al pesca, e si combinano con qualsiasi tovagliato. Non amo invece forzare fiori fuori stagione: oltre a costare molto di più, hanno sempre un’aria un po’ costruita.

L’altezza giusta tra eleganza e funzionalità

Per i tavoli tondi consiglio quasi sempre un unico centrotavola basso e abbondante. Per i tavoli imperiali, invece, mi piace lavorare con una sequenza di composizioni di altezze leggermente diverse, intervallate da candele e piccoli vasi singoli con un solo stelo. È un effetto che, dal mio punto di vista, dà ritmo visivo senza appesantire. L’ho usato in tantissimi matrimoni e funziona sempre, perché crea quella sensazione di abbondanza controllata che è il segno di un allestimento curato.

I dettagli che fanno la differenza

Ci sono tre elementi che, secondo me, completano un centrotavola di primavera senza mai sbagliare: candele basse in cera vera, vetri soffiati trasparenti o leggermente fumè, e un tocco di ottone brunito (un piccolo portacandele, una posata, un dettaglio del segnaposto). Questi tre materiali insieme creano una temperatura visiva calda, che si sposa benissimo con la luce del tardo pomeriggio di primavera.

Una cosa che dico sempre agli sposi è di non sottovalutare le candele: anche di giorno, accese, regalano un movimento e una vibrazione che cambiano la percezione del tavolo. Il centrotavola è un piccolo paesaggio in miniatura, e come ogni paesaggio ha bisogno di luce per vivere davvero.

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