Quando la luce naturale comincia a calare, per me inizia uno dei momenti più belli di un matrimonio. È quel passaggio sottile in cui la scena cambia anima, in cui il giorno lascia spazio a un’atmosfera più intima, più raccolta, più emozionante. Le candele, in tutto questo, sono lo strumento più potente che ho a disposizione. Se le scelgo e le dispongo bene, possono trasformare anche un allestimento semplice in qualcosa di magico.
C’è un momento esatto, nel pomeriggio inoltrato, in cui la luce si abbassa e i contorni delle cose diventano più morbidi. È lì che, se ho lavorato bene, l’allestimento comincia a respirare in modo diverso. Le candele già accese in tarda mattinata si fanno notare, i riflessi sui vetri si moltiplicano, e tutta la scena acquisisce una profondità nuova. Per me questo passaggio è il momento più emozionante della giornata, ed è quello su cui lavoro di più in fase di progettazione.
Nei miei allestimenti uso tre tipi di candele in modo diverso. Le taper, quelle alte e sottili, le metto nei portacandele in ottone o vetro per dare verticalità al tavolo: sono perfette per le cene imperiali. Le votive, piccole e racchiuse in bicchierini di vetro, le uso per riempire gli spazi senza appesantire e per creare quella sensazione di tappeto luminoso lungo il tavolo. Le pillar, più grosse e basse, le scelgo per i punti scenografici come l’arco della cerimonia o l’angolo del taglio della torta.
Una regola che applico sempre: solo cera vera. I LED, per quanto la tecnologia sia migliorata, non hanno mai la stessa vibrazione, lo stesso calore, lo stesso piccolo movimento di una fiamma. L’unica eccezione che faccio è quando c’è vento forte previsto e la sicurezza viene prima dell’estetica.
Le candele non devono mai stare sopra i fiori, ma intorno. È un dettaglio che mi sta molto a cuore, perché vedo spesso composizioni in cui le fiamme rischiano di bruciare i petali o di compromettere le foglie. Io le sistemo sempre a livelli alternati con le composizioni floreali, in modo che luce e natura si intreccino senza interferire. Per ogni metro lineare di tavolo imperiale, in genere, dispongo tra le otto e le dodici candele tra taper e votive, a seconda dell’effetto che voglio ottenere.
Una cosa che mi ricordo sempre, e che racconto anche agli sposi, è che la sicurezza non toglie eleganza. Anzi. Una candela ben sistemata, con il portacandele giusto, con la distanza giusta dai tovaglioli e dai fiori, è anche più bella da vedere. Mi è capitato un matrimonio, qualche anno fa, in cui una pioggia improvvisa ha portato tutti dentro: in venti minuti abbiamo riorganizzato la sala interna, e le candele sono state quello che ha salvato l’atmosfera. Quella sera ho capito definitivamente che le candele non sono un dettaglio decorativo, sono un elemento strutturale dell’allestimento. Da quel giorno non le tratto più come un accessorio, ma come parte del progetto vero e proprio.
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