Se dovessi scegliere un solo momento della giornata in cui celebrare una cerimonia di matrimonio, sceglierei senza dubbio il tramonto. C’è una luce, in quei venti minuti prima che il sole scompaia, che non somiglia a nessuna altra luce dell’anno. È calda, è morbida, è dorata, ed è capace di rendere bello tutto quello che tocca. Per me, progettare un matrimonio al tramonto significa progettare attorno a un regalo che la natura fa, ma che dura pochissimo. È una questione di tempi, di sensibilità e, lo dico onestamente, anche di un po’ di coraggio.

L’ora dorata è un regalo che dura venti minuti

Quando parlo di golden hour con gli sposi, spesso mi rendo conto che la immaginano come un’ora intera. In realtà, la finestra di luce davvero magica dura tra i quindici e i venticinque minuti, a seconda del periodo dell’anno e del punto in cui ci troviamo. È un dettaglio fondamentale: significa che la cerimonia, per coincidere con quella luce, deve essere progettata con una precisione quasi cronometrica. Per un matrimonio di fine giugno, in genere, l’ora dorata cade tra le 20:15 e le 20:45. Significa che la cerimonia deve cominciare al massimo alle 19:45, in modo che lo scambio delle promesse e il bacio cadano esattamente in quella luce.

Come calcolo i tempi con gli sposi e con il fotografo

Una delle prime cose che faccio, quando gli sposi mi chiedono una cerimonia al tramonto, è coordinarmi con il fotografo. Perché senza un fotografo che capisca quella luce e che sappia come catturarla, l’effetto si perde. Insieme stabiliamo l’orario esatto in cui inizia la cerimonia, in cui inizia il rito vero e proprio, in cui avviene lo scambio degli anelli. Niente è lasciato al caso. Spesso si tratta di anticipare di dieci o quindici minuti rispetto a quello che gli sposi avevano in mente, ma la differenza in fotografia è incredibile.

Allestimento che dialoga con la luce calda

Per un matrimonio al tramonto scelgo sempre palette cromatiche che esaltino la luce dorata e non vadano in contrasto con lei. Quindi: bianchi caldi, panna, champagne, ambra, terracotta, qualche tocco di rame o di ottone. Evito invece i bianchi freddi, gli azzurri, i grigi, che con la luce dorata creano contrasti poco armonici. I fiori che amo per queste cerimonie sono le rose champagne, le ortensie nei toni del rosa antico, l’eucalipto, le erbe di campo dorate. L’arco della cerimonia, in particolare, lo costruisco sempre con una struttura semplice in legno chiaro, perché la luce del tramonto, colpendolo lateralmente, lo fa risaltare in modo naturale.

Il momento del sì alla luce giusta cambia tutto

C’è una cosa che ho imparato negli anni e che dico sempre agli sposi: quando il sì viene pronunciato nell’ora dorata, tutto cambia. Non solo per chi assiste, ma anche per chi ci vive dentro. Gli sposi mi hanno raccontato più volte di aver sentito quel momento come sospeso, come fuori dal tempo, perché la luce calda crea un’atmosfera così intensa che le emozioni si amplificano naturalmente. È un effetto che nessun allestimento, per quanto curato, potrebbe mai eguagliare da solo.

Dal mio punto di vista, un matrimonio al tramonto ben progettato è uno dei momenti più poetici che il mio lavoro mi permetta di creare. E ogni volta che vedo gli sposi scambiarsi le promesse mentre il sole li abbraccia di lato, capisco che quello è esattamente il punto in cui estetica ed emozione si incontrano. Il punto che, dopo tanti anni, continua a essere la parte che amo di più di tutto quello che faccio.

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