Giugno è il mese più richiesto per i matrimoni all’aperto, e lo capisco perfettamente. Le giornate sono lunghe, la natura è al massimo, l’aria ha ancora quella leggerezza primaverile che diventerà pienezza estiva. Eppure, dal mio punto di vista, organizzare un matrimonio all’aperto in giugno è anche una delle sfide più complesse che affronto durante l’anno. Non perché sia difficile in sé, ma perché il bello del giorno dipende da decisioni che bisogna prendere settimane prima.

Giugno è meraviglioso, ma non perdona

In giugno il sole è già forte, le ore più calde si allungano, e l’umidità sulla costa può essere intensa. Sono tutte cose che, se non considerate in fase di progettazione, possono trasformare un matrimonio sognato in un’esperienza scomoda per gli ospiti. La prima domanda che faccio sempre agli sposi è: a che ora vogliamo la cerimonia? La risposta condiziona tutto il resto. In giugno io non scendo quasi mai sotto le 17:30 per la cerimonia all’aperto, e cerco sempre di mantenere la zona aperitivo all’ombra fino al tramonto.

Il vento: il nemico più sottovalutato di un allestimento

Una cosa che gli sposi sottovalutano quasi sempre è il vento. Anche in una giornata apparentemente calma, basta una brezza tardo pomeridiana per far volare via tovaglioli, segnaposti, programmi della cerimonia, fogli del menu. Per questo, nei miei allestimenti all’aperto, ogni elemento è fissato. I tovaglioli hanno fermi in pietra, in ottone o in conchiglie a seconda dello stile. I segnaposti sono incastrati nei bicchieri o appoggiati su piccoli vasetti pesanti. Le candele sono sempre dentro vetri alti che proteggono la fiamma. Sono dettagli invisibili, ma quando ci sono fanno la differenza tra un allestimento che tiene fino a fine serata e uno che alle 20 è già da sistemare.

Il comfort degli ospiti viene prima della scenografia

C’è una cosa che mi sta particolarmente a cuore: il comfort degli ospiti deve venire sempre prima della scenografia. In giugno significa prevedere zone d’ombra, ventilatori a piantana eleganti, acqua sempre disponibile, posti coperti per gli ospiti più anziani o per chi ha bambini piccoli. Mi è capitato di rifiutare layout della cerimonia che, pur essendo bellissimi visivamente, esponevano gli ospiti al sole pieno per quaranta minuti. Un matrimonio dove gli ospiti soffrono il caldo non è un matrimonio riuscito, anche se le fotografie sono magnifiche.

Il mio piano B non è mai un ripiego

Una delle cose di cui vado più orgogliosa è il modo in cui progetto i piani B. Per me un piano B non è mai un ripiego: è un’opzione equivalente al piano A, con la stessa cura, lo stesso allestimento, la stessa eleganza. Se prevediamo una cerimonia su prato e c’è il rischio pioggia, la tendostruttura non deve essere un capannone bianco anonimo: deve essere allestita esattamente come sarebbe stato il prato, con lo stesso arco floreale, le stesse sedie, lo stesso tappeto.

Mi è capitato, qualche estate fa, un matrimonio in cui il piano B è diventato il piano A all’ultimo momento per un acquazzone improvviso. Gli sposi, all’inizio, erano dispiaciuti. Alla fine della serata sono venuti a dirmi che era stato ancora più bello di come l’avevano immaginato. Da quel giorno ho capito che progettare bene il piano B significa anche regalare serenità agli sposi nei giorni precedenti: sapere che, qualunque cosa succeda, sarà comunque tutto magnifico.

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